Archivi categoria: Poesie

Tu e io generiamo isole

Non voglio essere più

un nervo scoperto

Ma farmi pietra

per non sentire niente

Fino a quando

a terra

nel silenzio con le altre pietre

spezzare la dura corazza

sollevare la testa al sole

e accogliere di nuovo

amore e

abbondanza

 

 

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Sotto l’influsso di Nils Frahm, ore 2:10

Vorrei saper giocare con l’amore
Tornare ad amare come quando ero bambino
E nel silenzio
riconoscere il calore di una voce

Vorrei essere una montagna
per sollevarti e sfiorare le stelle
Mentre petali finissimi
giacciono sul fondo del mare

Ma con le spalle al muro
e senza niente da dare
resta solo un arido deserto
Un pugno di sabbia

Queste semplici parole
e niente più.

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Come un turista nella mia città

Stasera mi muovo come un turista nella mia città

Capita spesso quando passeggio da solo 

con uno zaino sulle spalle

Questo è il mio nuovo quartiere 

Piuttosto tranquillo

C’è perfino tanto posto per parcheggiare

E le finestre indossano freschi omaggi floreali

 

Sul molo, la luce di un lampione

ammaestra le ombre della sera

Mi siedo,  e ascolto il cigolio delle barche sotto la spinta delle onde

E’ buio,

e non distinguo il mare

Le navi là in fondo sono metropoli galleggianti

Iceberg di luci

 

Mi chiedo quale sia il senso

Se davvero esisto

Se sono chi credo io sia

Perché il mare è uno specchio profondo

Come l’esistenza

Un pozzo scuro dove guardarsi dentro 

fino a svanire

 

A che ore finisce lo spettacolo?

Posso decidere io quale sarà la sua fine?

E se… 

 

 

 

 

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Timidamente, riprendo

Fu come un lampo accecante

Come la rapida fuga di un’ombra 

La stessa estensione

La stessa intensità,

l’amore

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Oggi è un giorno così

Sono allegro solo quando piove

Quando il cielo  lampeggia all’orizzonte, livido

E abbraccia l’impetuoso oceano ingrossato dal vento

Il rintocco di una campana a lutto

Mi conforta

Mentre lugubri visioni si stendono ai piedi di lapidi

Di un cimitero lasciato a marcire
Frasi sconnesse, mormorano

Per noi che ancora ci muoviamo senza senso

Trascinando un peso morente
Mi rallegra il Faust

E Edgar Allan Poe

E come Baudelaire

Rivendico il diritto all’infelicità e al disprezzo

Per la felicità banale di chi stampa sorrisi

in cambio di altri sorrisi

– Valuta di scambio per merci illusorie

Sorride il mondo

Sorride la luna

Sorride il cane che mostra la lingua

Sorridono i monti

I pascoli

Le siepi

Ricambio

– Più un ghigno che un gioioso sorriso

Oh, quanta gioia!

Posso quasi toccarla;

Perfino farla mia

Appenderla su un muro, così da non scordarla più

Misuro i passi che avanzano

Conto i minuti

Che si sommano in ore

Vetrebra dopo vertebra dopo vertebra

Non credere che sia stato sempre così

Un tempo era tutta un’altra storia

Le ombre si allungavano

Per poi svanire
Così la notte incanta e dissipa la luce

Per riappropriarsi del tempo perduto

L’urlo cannibale

La voce straziante

Le gesta di un eroe morto

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La signora siede davanti a me

La signora che siede davanti a me
potrebbe  essere benissimo un’insegnante
o un’amica di mia madre

Ha con sé una borsetta nera
e porta un paio di occhiali dalla montatura
robusta.

Occhialoni

Alle orecchie, due pendagli torondi.
All’anulare della mano sinistra,

un vistoso anello che attira il mio sguardo.

La osservo con attenzione.

Salgo dalle mani al volto…

… sorride.

Mi ha scoperto.

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Finlandia

Ho questa immagine di noi due

rannicchiati sul dorso dello scoglio balena.

Origliamo le fronde degli alberi

col cuore carico d’innocenza

– al contrario di chi crede che il mondo sia solo fatto per essere conquistato

I tuoi silenzi.

I minuti come i giorni,

le ore come gli anni

– Quel giorno il caffè aveva un altro sapore

Ma noi teniamo gli occhi fissi

sui galleggianti che danzano sulla

superficie lucida dell’acqua

Mentre le nubi si addensano a ovest;

che sia tenebra o pioggia

perdoneremo

Si lamenta forse

il fiore tormentato dalla grandine?

E’ il nostro esilio a tener vivi i tuoi ricordi.

Fuori la notte avanza a lunghi passi.

Vittime e carnefici

dello stesso desiderio,

noi due

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A Pier Paolo Pasolini

Le tue borgate

parlano in dialetto…

I bambinetti

a fa la partitella.

Sta là la verità

e tu l’annavi a cercà

nascosta sulla lingua della gente

Le luci infrante della strada,

i consumi e la città

Era tutto già cambiato,

manco ce ne siamo accorti

Ma tu si,

ce l’hai fatto capì te

Quando parlavi, chiunque t’ascoltava

e c’aveva pure da imparà

Cristo in croce l’hai spogliato

e l’hai reso pure uomo

Un po’ fragile, un po’ debole

come me parevi tu

Lo sapevi er fatto tuo; stare dritto a questo mondo

che va preso per er culo

Si, per fasse du risate

E se fissi dritto il cielo

prova a chiede:

Cosa sono queste nuvole?

Cosa dice il buon Totò?

La verità ce l’hai qua dentro

Ma non dirla ad alta voce,

altrimenti non c’è più

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Diazepam

Cinque del mattino

Trincerato
sotto le
coperte
snocciolo
gli ultimi
decisivi
pensieri

– Céline al termine della notte

Tachicardia

Un bicchiere di troppo

– a me gli occhi, soffitto

Stacco la sveglia
e rimando
a domani
il lavoro
Mi addormento di colpo

– Avevo bisogno di buoni propositi

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Lettera di un vampiro

Ho visto i mari respirare il cielo

e cumuli di nubi ammassate

celebrare il loro matrimonio.

Ho visto i secoli invecchiare con gli anni

e le giornate bagnarsi del bagliore della luna.

Ho visto angoli di terra squarciati

dall’eterna idiozia dell’uomo.

– Coperchi di muscoli e vene.

Potrei condurvi alla luce

più di un Dio compianto.

Così assente

Così oscenamente stanco di guardare.

Pensate davvero di sapere

cosa sia la vita?

Io da tempo vi osservo

trasudando

morte.

 

 

 

 

 

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