I Portico Quartet tornano con un disco jazz elettronico

In questo 2012 ricco di uscite discografiche eccellenti e graditi ritorni, all’appello non potevano mancare i Portico Quartet, quartetto londinese capitanato da Jack Wyllie (sax tenore e soprano). Passo dopo passo, il gruppo si è evoluto rapidamente così da non restare prigioniero nell’ambiente jazzistico che ha formato alcuni dei suoi membri. Anzi, a dirla tutta, i Portico Quartet stanno contribuendo notevolmente a un progressivo rinnovamento degli schemi del jazz contemporaneo. Partiti come veri buskers (suonavano lungo la strada prospiciente al National Theatre di Londra), i quattro musicisti britannici si sono poi esibiti sui palchi dei più importanti festival di tutto il mondo, suscitando un sempre più acceso interesse anche in chi non ascolta jazz dalla mattina alla sera.

Li avevamo lasciati con un disco promettente, Isla (2009), registrato negli storici studi di Abbey Road. Un’opera dalle numerose sfumature musicali, accumunate da un particolare gusto esotico. Merito della hang drum del percussionista Nick Mulvey, capace di elaborare campiture ritmiche e sonore, la cui natura sembra provenire da misteriose “isole” lontane. Passano gli anni e quel sound ancora non del tutto personale e ben definito si trasforma adesso in un ambiente sonoro di loop, basi elettroniche e perle jazzistiche, frutto di una meticolosa ricerca formale dettata senz’altro da una maggiore consapevolezza compositiva.

L’album, uscito da poche settimane, s’intitola semplicemente Portico Quartet, come se il gruppo avesse deciso di attestare l’attuale maturità, raggiunta dopo un lungo periodo di gestazione. Alcuni si aspettavano una sintesi dei dischi precedenti, altri un imprescindibile rinnovamento. Ma che la via da esperire fosse quella dell’elettronica sembrava piuttosto scontato. Dove poteva ripiegare un gruppo di musicisti così collaudati? Il risultato è più che interessante. Fin dalle prime note s’intuisce la portata delle composizioni che, ascolto dopo ascolto, assumono la forma di brani oltremodo coinvolgenti. Nelle parti ritmiche o nei tappeti sonori dilagano echi di Four Tet, Flying Lotus, Aphex Twin e Mount Kimbie. Insomma, tutta l’avanguardia e non dell’odierna musica elettronica. Il minimalismo di Isla e Knee Deep in the north sea (2008) ritorna laddove il gruppo decide di eseguire lunghi e dilatati componimenti di natura ambient (per capirci, alla Brian Eno).

Ruins, il secondo brano in scaletta, è il compendio dei nuovi e vecchi ingredienti utilizzati dai Portico Quartet: un originale sincretismo di contaminazioni world music, funk e ambient che guida il jazz verso nuove vie di ricerca, pur continuando a essere presente il serrato dialogo fra improvvisazione e rigore esecutivo tipico del genere. Con Spinner le trame sonore riconoscibili si sfilacciano ulteriormente; la parte ritmica elettronica, mutuata dalla deriva electro degli attuali Radiohead, si fa sempre più serrata e caotica, in progressiva ascensione.

Gli imprevedibili colpi di batteria in Rubidium si alternano a loop che ci riportano ai primi esperimenti jazz di Four Tet. Armonie e dissonanze per una canzone più che convincente. Per Steepless, i Portico Quartet giocano la carta della voce: uno “strumento” estraneo alle loro corde. La cantante svedese Cornelia, sconosciuta ai più, presta il suo personalissimo timbro a favore di un brano meraviglioso, che stupirà chi crede di conoscere il gruppo dopo soli due dischi(da ascoltare anche l’ottimo remix di Cristallin). Ritmo, tappeti di bassi e una bellissima voce bastano per evocare immagini oniriche che ben si raccordano alle sonorità di 4096 colours, alimentate da basi dubstep in un clima votato al minimalismo da raggiungere a tutti i costi. Ai Portico Quartet occorre solo accennare. Pochi piccoli gesti carichi di significato.

Grande ritorno, dunque, che lascia presagire ancora una volta qualcosa di più incisivo per il futuro di una band talentuosa, dotata di ottime idee (frutto di ottimi ascolti) e buon gusto, elemento essenziale di questi tempi per restare impressi in un oceano di ascolti usa e getta.

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