David LaChapelle in mostra a Lucca

Il Lucca Center of Contemporary Art spalanca le porte ai magniloquenti scatti del controverso fotografo americano David La Chapelle. Un’occasione imperdibile per chi ancora non conosce l’arte, il pensiero e il caustico umorismo critico rivolto alla società consumistica di LaChapelle. La mostra, visitabile ancora per pochi giorni (fino al 4 novembre) raccoglie le opere più importanti della sua carriera, in tutto 53, tratte da clelebri serie come Star System, Earth laughs in Flowers, Destruction and Disaster, Excess e tante altre ancora, fra cui due opere tributo a Micheal Jackson.

La scelta di lavorare per serie, scegliendo gli argomenti con oculatezza e acuto spirito d’osservazione, utilizzando lo spazio chiuso di set ricostruiti con minuzia anziché ritrarre la realtà oggettiva degli esterni, ebbene, tutto ciò fa di LaChapelle un artista sui generis, accostabile più a un pittore che a un fotografo girovago con la macchina fotografica appesa al collo, sempre pronto a far partire lo scatto. Ricorda più un pittore rinascimentale chiuso fra le quattro pareti dell’atelier che un impressionista armato di cavalletto. Perfino la scelta dei luoghi, dei soggetti, la post produzione concorrono a trasformare una semplice foto in un irreale quadro di vita. Esagerando, potremmo definirla una “fotografia a olio”. LaChapelle non attende l’istante prossimo allo scatto, lo concerta. Lo crea. Realizza qualcosa di unico, impossibile da immortalare razionalmente. La sua arte è certamente critica, per alcuni versi destabilizzante. Si pensi alla gigantografia che copre la parete principale della mostra. Un gruppo di personaggi, uomini e donne schiavi di una vita effimera e materialistica, si riunisce in preghiera in una chiesa sommersa dall’acqua. E’ forse l’inizio del Diluvio Universale, la volontà divina che scaraventa lontano coloro che hanno perso la semplicità naturale della vita, dimentichi dei reali valori dell’esistenza. L’acqua, che tutto sommerge e purifica, bagna fino al petto una bambina che guarda in macchina (noi) e ci induce a riflettere. Anche noi siamo colpevoli di questo disastro.

Ma La Chapelle è anche il fotografo della trasgressione più provocatoria. Nella serie che ha per protagonista la porno diva Jenna Jameson, l’eccesso viene prima di ogni cosa. Plastiche scene di sesso, corpi di uomini e donne avvinghiati fra loro in un’orgia un plein air. Sullo sfondo, le catene commerciali più popolari d’America, con le loro insegne percepite dai più come rassicuranti simboli sociali. Il corpo diventa un mero oggetto mercificabile in pornografia, mentre i personaggi, colti nella loro staticità, perdono ogni traccia di umanità. Barbie e Ken costretti in grottesche pose erotiche. Geniale intuizione di LaChapelle.

La critica si fa più dura con la serie Earth laughs Flowers. La natura morta secondo La Chapelle. Un omaggio all’immortale rappresentazione pittorica di oggetti inanimati utilizzata dai più grandi artisti del passato, da Caravaggio a Courbet, da Chardin a Kalf. Il titolo riprende una frase di Emerson, secondo il quale i fiori sono la risata della Natura contro il materialismo dell’uomo suo sfruttatore. Il fotografo rafforza e completa quelle nature morte di un tempo inserendole in un contesto più ampio. Insieme a fiori appassiti, frutta, chicchi d’uva marcia tanto amati dal pittore Perretti Poggi, compaiono oggetti di consumo come cellulari, telecomandi, palloncini, fette di torta, hamburger morsicati e perfino parti di corpi nudi. Il tutto nascosto fra fiori colorati e avvizziti che sembrano emanare quell’aroma dolce e pungente evocato da Lampedusa nel descrivere il giardino dei Salina nel Gattopardo: fiori bellissimi ma appassiti. Vita e morte hanno lo stesso afrore.

Una delle serie più belle è Awakened che ritrae personaggi comuni sospesi nel tempo in un ambiente liquido. La luce alle loro spalle simboleggia l’amore, la speranza cui aggrapparsi nei momenti difficili. Conta solo quello. L’idea di morire prima della persona amata induce a riflettere sull’effimera esistenza dell’uomo e talvolta questo pensiero può farci sprofondare in un doloroso senso di solitudine.

La Chapelle riprende poi la serie fotografica di Warhol incentrata sulla morte e la distruzione. I suoi scatti colsero uomini e donne vinti da momenti di alta drammaticità. Il fotografo accentua il momento di tensione e ritrae personaggi disperati in preda a terribili spasmi soffocati da spazi claustrofobici; gli arredi scaraventati qua e là o distrutti completamente dalla furia del soggetto. Le scarpe e le borsette infilate sul soffitto simboleggiano l’oppressione dei beni materiali, di una vita costruita sul benessere consumistico fine a se stesso.

Fra le tante foto, c’è spazio anche per la serie Dreams awokes surrealism. Protagonisti, personaggi celebri dello show biz. Ambientazioni surreali, situazioni possibili solo nei sogni. Inconscio e pulsioni. Kirsten Dunst chiusa in una teca si vetro come una fatina imprigionata da un orco cattivo, ne è l’esempio perfetto. Il pretesto del sogno permette al fotografo di indagare a fondo nella psiche umana, avvicinandosi alla sfera surreale che garantisce un tocco originale e creativo. Più esperimenti artistici che opere d’arte a tutti gli effetti.

Acuto osservatore dei nostri tempi, La Chapelle smaschera le ipocrisie della modernità mettendone a nudo le contraddizioni e le falsità della società odierna. Il corpo e l’anima rappresentano il suo linguaggio artistico che ci racconta le verità più difficili da digerire. Dunque, non possiamo far altro che osservare e incassare il colpo.

 

 

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