Il Supermercato

Se la vita è l’inferno allora l’anti inferno è il supermercato.

Soprattutto d’estate, quando le porte scorrevoli dell’Averno inghiottono orde di anime sudate, condannate a girovagare in un dedalo di anfratti, corridoi e scaffali, spingendo ingombranti carrelli della spesa contenenti il peso dei propri peccati. L’eterno contrappasso di una vita materialistica e meschina.

Appena entrate, le povere alme subiscono il terribile impatto con l’aria condizionata, un vento gelido che ghiaccia spietatamente il sudore condensatosi sul petto, attorno al collo e lungo la schiena, favorendo così dolorosissime “pettate” e future artrosi che si protrarranno in eterno come una tremenda recrudescenza.  A ogni dannato viene consegnata un’infinita lista della spesa da seguire scrupolosamente dal primo fino all’ultimo prodotto, senza mai sgarrare. Faccio un esempio, se i primi quattro prodotti segnati nella lista sono: 1- pomodori; 2- alici; 3- fecola; 4- baguette, il condannato non potrà comperare prima la baguette, nonostante sia posizionata subito all’entrata. Al contrario, sarà costretto a raggiungere il lato opposto del supermercato dove sono situati i pomodori, le alici e chissà, se gli va bene anche la fecola, e solo allora potrà comprare la baguette precipitandosi all’entrata. Detto così sembra poca cosa, ma vi assicuro che è un vero incubo muoversi per i corridoi colmi di anime, vittime della medesima condanna.

Per non parlare di un ulteriore tormento: l’obbligatoria fila al banco del precotto. Le anime vengono sottratte alla loro eterna ricerca per essere catapultate in una fila sconfinata di altre anime, ognuna dotata di un numero crescente che regola le precedenze. Il biglietto deve essere strappato dalle fauci di un marchingegno infernale che, come se non bastasse, stringe senza pietà le falangi di chi tenta di avvicinarsi. Una volta ottenuto il turno di rivolgere motto al malvagio Norcino, l’anima inzia a sudare e a balbettare, incapace di ricordare il motivo per cui si era messa in fila. Allora, dei diavolacci vestiti di bianco e con una retina sui capelli fustigano l’empia ombra a colpi di salami e cosce di prosciutto, allontanandolo dalla schiera degli altri peccatori in una ridda di braccia e gambe. Infine, viene trafitto da banda a banda con la testa di un pesce spada dalla lama ben temperata, pescato dal pescivendolo dello Stige.

Le poche anime che raggiungono la fine del girone si muovono lungo una fila di casse governate da vecchie moribonde dal cipiglio fermo e impassibile. “Ce li ha 25 centesimi?” chiedono con voce atona, dopo aver dato un’occhiata al conto finale della spesa. Il condannato controlla nervosamente il portafogli, lo svuota di scontrini e documenti. Niente: solo pezzi interi. Col cuore in gola, si tasta i pantaloni e gli abiti appiccicati alla pelle dal sudore, ma l’unica cosa che riesce a trovare è una palletta di polvere in fondo alle tasche. La vecchia cassiera aziona immediatamente una leva che spalanca una botola posta sotto i piedi del dannato, il quale precipita in una burella di televisioni in fiamme, sintonizzate su Media Shopping . Solo pochissime anime possiedono la cifra esatta che permette loro di superare l’ostacolo e di arrivare all’uscita fra grida e salti di gioia. Poveri peccatori, non sanno che anche se dotati di spiccioli, una volta usciti dall’anti inferno, saranno costretti a farvi ritorno ancora più affamati di prima.

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4 commenti

Archiviato in Riflessioni

4 risposte a “Il Supermercato

  1. Molto bella ed originale questa visione “dantesca” del supermercato, soprattutto in questo periodo “infuocato”.

    Un saluto

  2. Bellissimo.
    Aggiungo solo l’ultima prova, l’imbustamento: ai dannati è richiesto di inserire l’interezza del loro bottino in un’unica busta riciclata che emana il caratteristico odore di pollo e mais. Chi non riuscisse nella prova viene condannato alla plastificazione immediata ed eterna.

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