The worst of saturday night, il nuovo incredibile disco degli Appaloosa!

Avete mai visto un energumeno del sabato sera? Basta andare a sballarsi in uno dei tanti locali notturni aperti fino all’alba, in un qualunque sabato sera della vostra città, e lo incontrerete. Di solito si muove a coppia: entrambi ben piazzati e nerboruti.  Vi squadrano coi loro occhi di ghiaccio, vestiti sempre di nero, talvolta in maglietta anche quando ci sono due gradi, orgogliosi di sfoggiare i bicipiti costantemente in tensione – giusto per scoraggiare mandrie di ubriachi e facinorosi. Se ne stanno davanti alla porta del locale e aspettano… Intervenire, è la parola d’ordine. Altro che Masters of the Universe!
E se gli eroi energumeni fossero invece “gli altri”? Giovani intrepidi assaggiatori di bevande alcoliche, totalmente disinibiti, molesti (chi più chi meno), incapaci di mantenere stabile il volume della voce che, a poco a poco, si fa sempre più alta. Ci piace pensare che siano loro i veri energumeni del sabato sera cui gli Appaloosa hanno dedicato il loro ultimo disco, The worst of saturday night (Black Candy). Lo si può intuire anche dalla copertina, curata da Sara Corso, che ritrae un concerto “sudato”, dall’alta gradazione alcolica. Il tizio impegnato in un coraggiosissimo stage diving è il buon Tozzi Fan, al secolo Fabio Tozzi, cantautore folk e inseparabile fonico della band livornese.
Dopo il successo del precedente Savana (Urtovox 2009), un improvviso cambio di line-up e un ottimo album di remix, adesso è la volta di un disco ben concepito e assai più maturo dei precedenti. Il sound degli Appaloosa è ancora riconoscibile eppure suona come nuovo, violentato da decisi contrasti dinamici e da contaminazioni di generi davvero originali. Un meltin pot sonoro. Dal funk alla techno, dall’industrial più d’avanguardia a una serie di accattivanti inserti dubstep. L’atmosfera di ogni singolo brano muta continuamente forma e aspetto, senza mai stancare l’ascoltatore. Solidi quadri ritmici in cui l’elettronica detta dinamica e struttura.
Gli Appalossa picchiano forte. Battono e ribattono sulla ricerca. Sono un gruppo con le palle. Se ne fregano della moda del momento, della logica di mercato. Il loro orecchio punta verso nuove dimensioni sonore, dediti soprattutto alla sperimentazione. Sanno osare. Intraprendono strade, magari già battute, personalizzandole con un sound del tutto originale. E non è poco, visti i tempi che corrono. Ecco perché la loro musica è così difficile da etichettare.
Si passa dalla vertiginosa Lulì, a Wonder Ciompo Vs. Nellano, entrambe capaci di evocare folli “inseguimenti” alla Calibro 35. Dirompe la base elettronica di Yuri con i suoi rimandi orientaleggianti sostenuti da micidiali colpi di batteria. Irish è senz’altro uno dei pezzi più interessanti del disco, una canzone che, in parte, si discosta dai classici parametri compositivi del gruppo. Una ballata irlandese arricchita da splendidi controtempi senza i quali la canzone non avrebbe funzionato a dovere. Il disco si chiude con Pallestate, in cui basso, percussioni e batteria dialogano superbamente fino a scomporsi in uno straniante gioco ritmico. Il brano è preceduto da una sorta di reprise della prima traccia, un cupo intermezzo elettronico che traccia la fine di un ascolto e l’inizio di un altro.
Con The worst of saturday night, gli Appaloosa confermano uno stile non ravvisabile in altre band italiane. Doti tecniche al servizio della creatività e dell’innovazione. Se volete un consiglio, come altri hanno già scritto, correte a vederli dal vivo. Due bassi, campionatori e batteria: una potente sezione ritmica capace di farvi drizzare i capelli sull’attenti. Quantomeno, oltre a vivere un’esperienza unica, avrete l’occasione di mirare da vicino i famosi energumeni del sabato sera (chiunque essi siano) e apprezzarne le coraggiose gesta.

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