Parliamone

Ha colto nel segno.

Mi ha guardato dritto
negli occhi e ha detto:

“La verità è che tu non ti conosci affatto”

Niente di più azzeccato

Come darle torto

Trent’anni chiuso in questo corpo
e ancora ho difficoltà a definirmi.
Davanti allo specchio vedo ancora
un ragazzo dal volto scavato,
coperto da una barbetta rossiccia.
Mascella accentuata
– dono di mio padre
Il taglio degli occhi di mia madre.

Di mio c’è solo una bocca storta,
due orecchie dalle punte accartocciate
e, per fortuna, attrezzo ben sviluppato
– magari anche quello
è merito di mio padre;
miracolo della genetica:
il cocktail primordiale

“E allora?” rispondo
“Tu credi di conoscerti davvero?”

So già la sua risposta.
E’ sempre stata così
morigerata.
Lo si capisce da come
tiene le mani
sul ventre
una sopra l’altra
con in volto quell’espressione
di chi è sempre sicuro di ogni
parola che dice.

“Non sai neanche di cosa stai parlando,”
risponde con un velo di disprezzo

Le sorrido.

So già che stasera
le passerà tutto
Che quel tono di
sussiego si addolcirà
dopo due o tre drink
Quel broncetto presuntuoso
accuratamente costruito
lascerà ben presto spazio
a un estatico sorriso
di puro godimento.

Solo una debole resistenza
Un temporale lontano
poco prima che torni il sole.

Il giornale lascia scoperti
solo i suoi splendidi occhi.
Mi guarda.
Torna al giornale.
Torna a illudersi di avermi
cambiato,
quando al massimo mi sono solo
abituato.

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