Diario di una coppia in viaggio: Finlandia, magica terra -quinta parte-

23/08

Gran bella giornata quella di oggi! Ho conosciuto la simpatica Saara, biszia di mia moglie e arzilla ottuagenaria; cuoca per affamati soldati finlandesi e abile tessitrice. Ma andiamo con ordine.

Verso l’ora di pranzo abbiamo preso il calesse che ci ha trasportati fino alla piazza del mercato di Turku. Da lì, a piedi, annusando i buoni odori della frutta e calpestando bucce di verzura, abbiamo raggiunto la casa di Saara situata in una centralissima zona urbana. Infallantemente siamo stati accolti dalla sua incontenebile tempra garrula. Mia moglie mi aveva già parlato della sua loquacità per cui mi ero preparato psicologicamente giorni addietro. Con lei abbiamo sorseggiato del buon vin di cipro, leggero e amabile come la gradevole atmosfera che ci stava attorno, accompagnato da biscotti e tocchi di cioccolata bianca, grossi quanto tamponi di stoppa per uso industriale. Saara è una donna sempre pronta alla battuta. Le sue chiacchiere possono raggiungere un’esponenziale parossismo di ore ed ore. Lo fa, però, con quel garbo e con quella gioviale schiettezza che è impossibile resisterle. Ovviamente, non spiaccicando una parola dell’idioma finnico – a parte: “grazie”, “kiitos”, e “hyvää päivää”, “buongiorno” – a stento ho partecipato alla conversazione. Mi limitavo ad annuire con leggeri cenni del capo e a sorridere anche quando la situazione non lo richiedeva. Sono entrato nel panico quando mia moglie è andata a usufruire dei servizi. Rimasto solo non sapevo cosa dire, così presi a guardarmi intorno nascondendo il mio notevole imbarazzo. Saara mi si è avvicinata e ha cominciato a parlarmi animatamente indicandomi un quadro a olio che ritraeva una vecchia scarpa sdrucita, illuminata da un mozzicone di candela. Eppure, però (ed è qui che sta l’incredibile magia delle affinità umane), ascoltando con attenzione quelle parole per me indecifrabili, ho capito che il quadro proveniva da una vendita all’asta e che lei lo aveva acquistato a poco prezzo. Quale maraviglia! Tutto merito di un’empatia comunicativa che solo certi spiriti affini possiedono.

Saara e la sua Mökki

Qualche ora dopo siamo partiti per la campagna, diretti verso la Mökki di Saara. Col benestare di mia moglie mi sono messo alla guida del nostro trasporto, giusto per evitare ulteriori fatiche alla cara vecchietta. Ma credo che quella buona donna, forte e tenace com’è, non abbia alcuna difficoltà nel mettersi alla guida di un qualsiasi veicolo nonostante gli acciacchi della vecchiaia. E’ come dotata di una straordionaria e misteriosa vitalità; una vitalità che ho cominciato a conoscere sin dai primi chilometri. Ogni volta che raggiungevamo un incrocio, alzava repentinamente la voce per paura che sbagliassi strada. Mia moglie cercava di tradurmi in tempo reale le direzioni dettatele con veemenza, ma a volte erano ingiunte così in modo reciso da provocarmi improvvisi scossoni tali da farmi perdere l’orientamento. Per sicurezza mi sono limitato a una guida sobria e attenta.

Alle prese con un moderno "Tosaerba"

Anche mia moglie...

La casetta di Saara è bellissima e ci è apparsa in tutto il suo splendore rurale. Immersi nel più ovattato silenzio campestre, mia moglie ed io abbiamo aiutato Saara a tagliare l’erba e a svellere dal suolo una grande quantità di patate grosse e gibbose che, una volte ripulite dal fango, sono state pelate e infine bollite senza pietà alcuna.

La vecchia Mökky vinta all'asta da Saara

Che pranzo! Ecco il menù: pane nero, dell’ottimo formaggio, burro salato e svariate salse. A seguire, dell’ottima minestra di piselli – uno dei piatti forti di Saara; infine, patate bollite accompagnate da una’appetitosa salsa di pollo. Per concludere un pranzo di cotanta portata, non potevano mancare torte, biscotti, caffè e, a tradimento, proprio quando stavo per alzarmi in cerca di un lido solitario in cui accasciarmi sfinito, ecco comparire in tavola un enormne gelato alle nocciuole. Noi eravamo già pieni dopo la minestra, ma Saara insisteva affinché mangiassimo e bevessimo a profusione. Con nostra sorpresa ci ha offerto perfino dei frati – duri come pietre perché risalenti a qualche giorno prima; una torta salata con chicchi di muesli, trota al cartoccio e un kebab riscaldato da portare a casa. Quando poi, sempre cordialmente, ha incartato un tegame di patate che avrebbe potuto sfamare un intero plotone di soldati per ben due mesi, io e mia moglie siamo stati sul punto di colpirla con un mattarello. Per fortuna le numerose mele del suo giardino sono rimaste al sicuro appese ai rami degli alberi, evitando di finire a casa nostra.

Uno dei tanti meli di Saara

Osservo con minuzia il cappello di un fungo

Rossi pomi

Un disegno rupestre risalente forse al 4'000 dc

Panorama (dagherrotipo in ioduro d'argento o bidume di Giudea)

Verso le quattro, Saara ci ha riaccompagnati a casa. Dopo un minuto già mi mancava. Come si fa a volerle male! Non dimenticherò mai i suoi calorosi abbracci e i suoi tributi in vitto. E’ raro al giorno d’oggi trovare delle persone così cariche di premure e di affetto per il prossimo. Giusto nelle persone anziane: il nostro solido legame col passato.

Sotto le accoglienti fronde di un albero

Adesso mi appropinquo a un docile sonno scandito da roboanti rumori intestinali che già adesso vibrano di nefasti miasmi. E’ il prezzo da pagare per una splendida giornata passata fra piselli, patate e… tanto amore.

Saara

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