La recensione di “In bianco e nero” di Maddalena Lonati

Ecco la mia ultima recensione, pubblicata sul sito de Il Sole 24 ore. “In bianco e nero” di Maddalena Lonati.

http://24letture.ilsole24ore.com/2012/01/in-bianco-e-nero/

Buona lettura!

L’ossessione per l’eros, la sensualità, l’arte e il tempo costituiscono l’architrave di “In bianco e nero”, il nuovo libro di Maddalena Lonati (Robin Edizioni), una raccolta di sette racconti tesa a svelare le diverse facce dell’amore. Anche nelle storie più forti e cariche di una morbosità conturbante, l’autrice punta l’ago della bussola verso un amore possessivo, primordiale che invita i personaggi a sperimentare sulla propria pelle le conseguenze dei loro più reconditi sentimenti. Nonostante il dolore, l’abbandono o la paura di non essere attraenti come un tempo, le sette protagoniste sono donne orgogliose, capaci di rimettersi coraggiosamente in gioco per affermare la loro identità femminile, anche a costo di mettersi contro norme e convenzioni sociali percepite come sbarre di una prigione rigida e castrante. La realtà viene del tutto destrutturata a favore di un’esistenza pericolosamente libera, regolata da istinti e pulsioni vitali. I personaggi acquistano così una sensualità aliena, quasi belluina, come Selene, modella di un fotografo attratto morbosamente dal suo lato animalesco e voluttuoso. Un’eroina immortale dotata di una sessualità intemperante.

Il corpo e i sensi lottano costantemente contro l’inesorabilità del tempo che deturpa e sconvolge la bellezza. L’autrice gioca col corpo femminile. Lo dimagra, lo ingrassa, lo fa a pezzi, descrivendone ogni volta anche gli aspetti più decadenti. Le numerose ellissi temporali permettono di individuare un “prima e dopo” corporeo: il fisico delle protagoniste, un tempo invitante, diventa a poco a poco meno flessuoso e seducente. La Lonati descrive nel dettaglio le loro membra, i loro occhi, le ciocche dei capelli come se ogni aspetto fosse dotato di vita propria, suscitando nel lettore piacevoli turbamenti. In questo modo il tempo segna lo scarto fra giovinezza e vecchiaia. Nel racconto “La dieta”, Susanna, un Dorian Gray al femminile, ossessionata dai quadri del marito che la ritraggono giovane e bella, si convince di poter arrestare il proprio disfacimento fisico. Al contrario del romanzo di Wilde è il dipinto stavolta a ostentare lo splendore della giovinezza mentre il corpo di lei testimonia la corruzione della carne.

Questi racconti andrebbero letti se non altro per i loro rispettivi epiloghi: affascinanti, spesso inaspettati, rafforzati da una notevole suspense. Le descrizioni estremamente dettagliate, non spezzano l’incanto della lettura né l’appesantiscono, ma, in certi casi, sarebbe meglio suggerire piuttosto che esporre, stimolando costantemente l’immaginazione di chi legge. L’arte fa da contrappunto e stimola come un afrodisiaco. Grazie a essa, i personaggi suggellano il loro incontro fisico e mentale. Nel racconto che dà il titolo al libro, i corpi di alcuni ragazzi si uniscono in un quadro astratto di forme e colori: il sesso diventa un’opera d’arte corporea. Un terribile evento improvviso prosciugherà l’unica vera fonte d’ispirazione del protagonista e i colori, ormai svaniti, lasceranno spazio al bianco e al nero. Un omaggio a Schinzler, o al Kubrick di “Eyes wide shut”.

Il vero amore supera le barriere del tempo; scalza l’effimera entelechia della giovinezza e vince l’inesorabilità della vecchiaia. Basta leggere le pagine de “L’opale”, senz’altro uno dei racconti più riusciti. Infranto il gioiello, simbolo di un amore idilliaco, si spezza anche il legame fisico che unisce i due protagonisti. Diventerà un amore eterno, sospeso nel tempo in un’urna di ghiaccio.

“In bianco e nero” è un libro sulla carnalità e sul lato sensibile dell’uomo. Il lettore osserva e contempla in silenzio come coinvolto in un seducente gioco voyeuristico. Ma qui non siamo al cinema, né affacciati a una finestra con un binocolo in mano. Siamo di fronte a un libro avvincente, da leggere poco per volta. Fra le variegate sfumature dell’amore scorgeremo quel bianco e nero, affascinante e pericoloso, insito in ognuno di noi, di cui la vita non deve tingersi mai.

recensione a cura di Filippo Infante

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