Rome -Daniele Luppi e Danger mouse-

Un disco come “Rome” (Capitol) non si sentiva da tempo. Prendete due grandi nomi della musica come Danger Mouse e Daniele Luppi. Non vi dicono niente? Ebbene, Brian Joseph alias Danger Mouse è uno che conosce molto bene la produzione musicale, capace di tirare fuori il meglio da gruppi e autori come Gorillaz o Gnarls Barkley. Daniele Luppi è un altro nome nascosto tra tanti altri sui libretti di cd di successo (“Mondo Cane” di Mike Patton o “Once again” di John Legend”), nonché autore dell’album “An Italian Story”, un vero e proprio omaggio alle colonne sonore italiane degli anni ‘60/’70. Due tipi in gamba, dunque. Se accanto a loro mettete due voci di richiamo, Jack White e Norah Jones, il successo è assicurato. “Rome”, frutto di cinque anni di gestazione, è un disco che attrae sin dal primo ascolto. Le quindici tracce che lo compongono, brevi ed efficaci (l’opera dura appena trentacinque minuti), conquistano l’ascoltatore ascolto dopo ascolto. Sembra di sentire una colonna sonora mancata che non appartiene ad alcun film, ma che dal cinema deriva comunque. I richiami alle splendide arie di Ennio Morricone creano fin dalla prima traccia, “Theme of Rome“, la giusta atmosfera: intensa, seducente. L’equilibrio tra una produzione in vecchio stile e la freschezza di alcune delle canzoni presenti nell’album si mantiene costante dall’inizio alla fine. Voci, arrangiamenti, partiture orchestrali (per altro eseguite da alcuni musicisti “superstiti” di Morricone, come la cantante Edda Dell’Orso, soprano della colonna sonora del Buono, il Brutto e il Cattivo) si fondono in un amalgama di funky, western e musica anni ’50 che riportano alla mente i Ventures e gli Shadows. Jack White, impareggiabile anche quando fuori dai suoi classici schemi vocali, e Norah Jones, dolce e vellutata come sempre, concorrono a rendere il tutto ancor più fruibile. A sentirli cantare, sicuri e a loro agio dietro simili sonorità, sembrano essere loro stessi gli autori delle canzoni, anziché interpreti dei due registi, Mouse e Luppi. Tracce come “Roman Blue”, “Problem Queen” o “The rose with the broken neck”, in cui la voce di White accarezza le note di una dolce melodia di mellotron e xilofoni, rafforzati da un caldo tappeto corale superbamente eseguito, restano in testa fin da subito e accompagnano l’ascoltatore in un mondo lontano, dimenticato nel tempo, la cui bellezza, antica e indimenticabile, riecheggia ancora oggi più moderna che mai. Imperdibile.

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