Morire dalla fame? No, dal mangiare

“La grande abbuffata”, uno dei film più psico(fisio)logici di Marco Ferreri, è un’opera che vista oggi impressiona più di ieri. Stroncato dalla critica di tutta Europa e fischiato al Festival di Cannes, il film conduce una spietata critica non solo verso l’allora classe borghese (non a caso Pasolini fu uno dei pochi a spendervi qualche parola in più, per poi avvicinarsi anch’egli a questa critica, girando “Salò”, due anni più tardi), ma anche nei confronti di una società consumistica, destinata, secondo l’autore, all’autodistruzione. L’uomo torna a vivere unicamente delle proprie pulsioni primarie (mangiare, dormire, defecare, scopare) fino a trasformarsi dapprima in consumatore, e infine, in consumatore di se stesso e degli altri. Allora, tanto vale continuare a mangiare fino a morire, come recita Tognazzi nella parte di un lussurioso amante della cucina. Resteranno gli sciacalli e le iene a mangiare i nostri avanzi. Lo spiega bene la scena conclusiva dove la carne viene lasciata in giardino, in pasto a un branco di cani ululanti e affamati. Abbiamo una tale pletora di benessere da poterlo perfino buttare. Mentre la nostra crisi oggi rischia di farci morire tutti di fame, i quattro protagonisti muoiono uno dopo l’altro dal troppo mangiare, sommersi dal peso di una vita si piena d’agi, ma talmente vuota da spingerli al suicidio. Nonostante la crudezza di alcune sequenze (prima fra tutte l’esplosione del cesso che insozza di feci Mastroianni, qui in veste di bestiale seduttore), è un film da non criticare negativamente a priori. Già solo per il coraggio del regista e degli attori nell’affrontare simili argomenti (era il ’73) meriterebbe una rivalutazione storica. Non fermiamoci all’apparenza. E’ una culinaria orgia nichilista. L’eccesso resta l’unico modo per colpire lo spettatore – è proprio il caso di dirlo – allo stomaco.

Annunci

7 commenti

Archiviato in Riflessioni

7 risposte a “Morire dalla fame? No, dal mangiare

  1. Filippo, il tuo commento è assolutamente azzeccato, lascia perdere questi babbei. Il film è, anche, una descrizione delle pulsioni consumiste ed edoniste generate da un capitalismo che induce desideri che non esistono, che crea un modus vivendi del tutto artificiale. A un certo punto, mi pare di ricordare, la cameriera inorridita esclama: “è orribile, continuano a mangiare anche se non hanno fame!”
    C’è forse anche un discorso prettamente esistenziale e metafisico da affrontare, ma credo sia un po’ troppo duro e umanamente (auto)denigratorio…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...