“L’apostolo sciagurato”, un libro di Maddalena Lonati

Date un’occhiata alla mia recensione su questa raccolra di racconti pubblicata sulla rubrica l'”Angolo della lettura” de il sole 24 ore.
Buona lettura!

L’apostolo sciagurato

“L’apostolo sciagurato” di Maddalena Lonati (Lds Blue –Robin Edizioni-; 184 pagg. ISBN 978-88-7371-624-2) non somiglia affatto a una banale raccolta di racconti. Al contrario è una lunga e passionale storia d’amore interrotta bruscamente e che, a seguito di un ritorno inaspettato, si riaccende di colpo. I racconti collocati tra Sinestesie, il primo della raccolta, e il conclusivo L’apostolo sciagurato, sono scritti dalla protagonista della storia, un’anonima Lei, e si susseguono all’interno di un’ampia parentesi sospesa nel tempo. Lei accetta simbolicamente la fine della relazione attraverso la scrittura, inventandosi storie che sperimentano quel vuoto interiore dovuto all’assenza di Lui. Come la tela di Penelope tessuta in attesa di Ulisse, la protagonista cuce e ricuce parole per non scordare quell’amore che nessun altro riuscirà a farle rivivere. Un amore unico, totale, a tratti soffocante. Lei si lascia coinvolgere in un morboso e sensuale gioco di sensazioni, costretta a immaginare i colori delle forme geometriche o a descrivere con estrema precisione gusti e odori a occhi bendati. Finalmente, a gioco finito, Lui le rivela il suo nome, ma il lettore non lo saprà mai. Solo nell’ultimo racconto scopriremo la verità su questa sofferta e profonda relazione erotica.

Le due entità prive di nome, uniche e universali, rappresentano la doppia faccia dell’Amore, o meglio, di un Eros condiviso senza censure, oltre ogni limite, da cui nasce l’estenuante ricerca di nuovi stimoli mentali e corporei, innescata dai protagonisti. I racconti sembrano slegati tra loro. In verità il tema è sempre lo stesso: l’assenza. Un vuoto emotivo che si colmerà col ritorno di Lui. Parla chiaro la citazione iniziale di Pedro Salinas:

“Quello che ti chiedo

è che la corporea passeggera assenza,

non sia per noi dimenticanza,

né fuga né mancanza:

ma che sia per me

possessione totale dell’anima lontana,

eterna presenza.”

La Lonati non lascia niente all’immaginazione: descrive con accuratezza indumenti, colori, materiali, dettagli fisici. La vista è certamente il senso privilegiato; ma anche il tatto gioca un ruolo importante, come nel racconto “Buio”, in cui un uomo e una donna s’incontrano in un luogo privo di luce.

Anche se l’autrice enfatizza in modo eccessivamente poetico i sentimenti e gli stati d’animo dei personaggi, rendendoli talvolta poco credibili, la scrittura è decisa, puntuale, mai banale. Le descrizioni delle scene colpiscono con efficacia impreziosendo un tessuto narrativo sfaccettato e al tempo stesso organicamente compatto. Da alcuni racconti emerge una velata critica nei confronti della cultura mediatica che impone alla società determinati atteggiamenti e canoni estetici a scapito di una più genuina cultura “nascosta” con imbarazzo dai due protagonisti di Versus. Florian è invece il racconto più surreale. Un gruppo di famosi scrittori passati a miglior vita sprona un giovane autore di talento anch’egli deceduto alle prese col difficoltoso mondo della scrittura. Il tutto ambientato in una Venezia misteriosa e onirica. La Lonati si diverte e fa divertire attraverso deliziosi cambi di registro linguistico.

Siamo quindi di fronte a un’opera di un notevole spessore letterario dove cura del dettaglio e sperimentazione conquistano gradualmente l’interesse del lettore. Consigliato.

recensione a cura di Filippo Infante

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