Biophilia -Bjork e la nuova Cosmogonia-

Dopo quattro anni dal precedente Volta e qualche singolo sparso, (Nattura registrato con Thom Yorke) Bjork torna a stupire con un ambizioso progetto che non si limita solo a “far ascoltare”, ma anche a “far partecipare” chi ascolta. Biophilia è il primo album-App nella storia della musica: un ampio contenitore di applicazioni musicali per i-Pad e i-Phone. L’idea può anche non sembrare così innovativa (i Gorillaz hanno registrato The fall con applicazioni i-Pad), però qui c’è di più. Una volta scaricate le App si ha la possibilità di (ri)creare piccoli microcosmi sonori, manipolando le componenti base dei singoli brani, così da svolgere un ruolo attivo all’interno del progetto. Ma andiamo con calma.
Esistono due approcci critici dinanzi a un’opera di questo tipo: il primo è quello dell’ascolto del disco e della relativa analisi; il secondo, riguarda il rapporto fra musica e hi-tech.
Biophilia si ordina su più livelli strutturali, in cui s’incrociano melodie stranianti, spesso prossime alla cacofonia, campiture elettroniche dal gusto ora sepolcrale ora trascinante e architetture musicali prive di punti di riferimento.
Il disco ha ricevuto numerose critiche negative che lo hanno stroncato senza pietà. E’ bene si sappia una cosa: la musica di Bjork non è più pop da quando uscì Medulla, dove l’unica canzone velatamente radiofonica era Triumph of the heart. La sua non è neanche musica d’avanguardia, ma è semplice sperimentazione, che, come Eno e pochi altri, anche Bjork evidentemente può permettersi. Buon per lei. Per comprendere un’artista del genere non esistono bussole né schemi da seguire. Via dalla testa immagini precostituite: non servono. Figuriamoci in questo caso. Tanto Bjork non è mai la stessa.
Certo, possiamo rimproverarle un eccesso di manierismo vocale, anche quando la voce con l’età diventa più incerta e meno elastica, ma già il fatto che abbia composto canzoni misurate sul nuovo timbro di voce, segna un punto a suo favore. Biophilia ha un’atmosfera rarefatta, impalpabile e al contempo limpida, come le delicate “gocce” d’arpa che aprono il disco (Moon). L’universo ricreato da Bjork sembra sempre sul punto di spezzarsi. La sua è una cosmogonia in fieri, fatta di pianeti, atomi e stelle lontanissime figlie di una costellazione luminosa, in cui ogni elemento comunica reciprocamente attraverso ritmi e suoni dissonanti. Un disco dedicato alla Creazione della natura. Il singolo, Crystilline, esplode come un Big Bang da cui tutto si distrugge e si rigenera: l’atmosfera profonda di Cosmogony, la “canzone madre del disco” (Heaven / heaven’s bodies / whirl around me / make me wonder); le litanie corali di Hollow, una parata disneyana in cui le stelle si ordinano e si disperdono nell’universo; Virus, con i suoi giochi di Gameleste, un ibrido fra gamelan e celesta (l’album infatti è stato registrato con strumenti sperimentali, fra cui il Teslacoil, scariche elettriche di bobine Tesla che in Thunderbolt sostituiscono il basso).
L’idea di trasformare l’album in un’applicazione interattiva, rappresenta la parte più interessante del lavoro. Basta scaricare il programma da App Store e la “galassia” di Biophilia sarà nelle vostre mani.
Potete cliccare sui corpi celesti, ovvero, le dieci canzoni del disco, per ingrandirle e quindi interagire con esse. Scelta la traccia, l’utente può rivisitarla in chiave personale, agendo su sequencer e basi ritmiche. Una gran bella invenzione che, col tempo, diventerà moda. Girano voci che il prossimo disco di Trent Reznor permetta ai fan di “scrivere” la propria versione dei pezzi, lasciando a loro disposizione le tracce da mixare!
Per concludere, Biophilia è un disco complesso, labirintico, ma troppo profondo per essere giudicato superficialmente. E’ come quando osserviamo un quadro astratto e per entrarci dobbiamo osservarlo con attenzione. Può anche non piacerci, ma questo è giudizio di gusto, non critico. Teniamo a freno la nostra voglia di giudicare tutto e subito: si rischia di trasformare un giudizio in un pregiudizio. Se Bjork abbia scritto un disco cosmo-egocentrico o se abbia fatto un capolavoro, sarà la Storia a dircelo. Non sarebbe la prima volta. Per adesso, limitiamoci a dire che, anche se possono sembrare canzoni spiazzanti, meritano senz’altro il nostro interesse. Vale davvero la pena ascoltarle, quantomeno per farsi un’opinione.

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