Capossela al Teatro Verdi -Firenze-

Le luci del Teatro Verdi si accendono timidamente. Il Capitano Vinicio Capossela e la sua sgangherata ciurma di musicisti è pronto a salpare, accompagnando il pubblico in un viaggio verso terre sconosciute e sconfinati oceani letterari; quelli descritti da Melville, Conrad, Omero o vissuti del biblico Giona. Capossela presenta la sua ultima fatica, “Marinai, profeti e balene”. Un disco che ha per protagonista il mare: mitologico simbolo del fato, animato da marinai, uragani e naufragi. Più che su un vascello, il viaggio, metaforizzato sul palco, avviene dentro lo stomaco di un’enorme balena. Due file di costole bianche si aprono e si chiudono sull’equipaggio, ondeggiando come la superficie liquida del mare su cui il mostro, Moby Dick, simbolo del male assoluto, sbatte la sua possente coda. Davvero suggestive luci e scenografie curate da Francesco Trambaioli e Christoper Mallaby. Sin dalle prime note de “Il grande Leviatano” in apertura di concerto, si ha la sensazione di precipitare nel ventre oscuro dell’oceano, nell’umido stomaco della balena bianca, dove non regnano “né virtù né conoscenza e nemmeno il senso del destino”: parola di Capossela. Il lungo concerto-odissea, quasi due ore di musica e teatro, prosegue con le canzoni dell’ultimo disco. “L’oceano oilalà”, affidata al coro marinaresco e “atavico” di Massimiliano Cutrera, Giovanna Dellelli, Diletta Donati, Edoardo Rossi, incoraggia la ciurma contro la tempesta; “Polpo d’Amor”, dai suoni “liquidi” di Vincenzo Vasi al theremin e di Mauro Ottolini alle conchiglie; una vera chicca per il pubblico. Lo spettacolo è più di un concerto. Le incursioni dei coristi, in veste di attori, interpretano e rafforzano i testi delle canzoni di Capossela, incentrati su burrasche e naufragi, simboli della grande epopea umana. La messa in scena è perciò di grande effetto. Sulle note di flauti, lire cretesi, onde Martenot e contrabbassi, lo spettacolo prosegue con pezzi più conosciuti che lo stesso Capossela definisce “relitti riportati dal mare sulla spiaggia”, per poi terminare con il famoso inno alla Gioia, con tanto di lancio di fiori e pioggia di coriandoli sul pubblico. La mostruosa balena apre la sua mascella; si torna a casa. Eppure, nonostante la brezza soffi sulle guance e ci faccia sentire liberi, si ha la sensazione di essere sempre là dentro, nel profondo ventre della balena, dove virtù, conoscenza e libertà, appaiono come un puntino all’orizzonte

Annunci

2 commenti

Archiviato in Recensioni

2 risposte a “Capossela al Teatro Verdi -Firenze-

  1. porca trottola, Theremin e onde Martenot! dev’esser stato un delirio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...