Mapona Popona

Mapona Popona era proprio una bimba cicciona. Passava il suo tempo a saltare la corda e la saltava con gran passione. Ma quando qualcuno doveva passare era davvero la prima a intralciare. Le prese di giro non erano rare: “Mapona Cicciona che mangia i tortelli, la pioggia ci bagna: hai mangiato gli ombrelli”. Allora Mapona stuccava l’udito e andava a giocare nel prato fiorito. Saltava la corda felice e beata; la corda di lino da lei preparata. Ma un giorno purtroppo la corda sbottò, sotto il peso snervante di Popa popò. “Mi spiace bamboccia, non c’è altro da fare,” represse il dottore dagli occhi di mare. “La ciccia galoppa e la corda ha scollato. C’e l’è di cordami nel mondo, e chissà, magari dimagri così reggerà”. Con un lembo di corda e il cuore spezzato, Mapona pensò a cosa aveva mangiato. E solo il pensiero di un poco di fame, ribollì la sua pancia in un lungo abbaiame. “Non è la mia pancia,” così realizzò, “bensì un bel canino a macchiuzze bordò”. Così la cicciona lo prese con sé stringendolo al patto e alle cicce pansè. Lo guardò, la leccò; lo baciò, la leccò, e stirandolo bene come corda lo usò.

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