Scontri a Roma. Da Pasolini a oggi cosa è cambiato?

Sabato 15 Ottobre ho partecipato alla manifestazione organizzata dal movimento degli Indignatos italiani. Nel giro di pochi giorni, la protesta partita dalla Spagna qualche mese prima e allargatasi a tutto il mondo grazie al “passaprola” su Twitter e Facebook, è diventata una vera e propria rivoluzione globale. I manifestanti dei numerosi paesi coinvolti hanno raggiunto il loro obiettivo senza difficoltà, comportandosi pacificamente e, soprattutto, non dando alcun pretesto alle forze dell’ordine per far scatenare le consuete violenza in strada. In Italia, invece, tutto è andato storto; come al solito, aggiungerei. Certo, il numero dei partecipanti dimostra che il messaggio è arrivato con successo; peccato per il finale…niente piazza San Giovanni.

Pur essendo partita in un clima di gioia collettiva, la manifestazione è rapidamente degenerata in scontri con la polizia e in piccoli ma significativi tafferugli fra gli stessi manifestanti coinvolti. Si, perché l’arrivo dei “Black Block” (se così vogliamo chiamarli) e di altri gruppi autonomi ben organizzati ha creato scompiglio all’interno del corteo, discreditando così l’intera organizzazione. Non appena si sono presentati, gli Indignatos hanno reagito con insulti e fischi con l’intento di allontanarli. Dopodiché, la guerra. Le strade invase dai fumogeni, i cassonetti bruciati, i lacrimogeni (e le relative lacrime); manganelli, bastoni, camionette impazzite. Il solito scenario, insomma.

Non avevo mai partecipato a una marcia di protesta; prima di allora mi ero limitato a vedere queste scene in televisione o su internet. Beh, devo dire che viverle sulla propria pelle è tutta un’altra storia. Durante gli scontri, più le ore vanno avanti più il cuore accelera e il tempo sembra dilatarsi all’infinito. Posso dire di aver vissuto il giorno più lungo della mia vita. Poco prima che la camionetta dei carabieneri prendesse fuoco, ho avuto l’impressione di rivedere la stessa scena del G8 in cui morì Carlo Giuliani. Esattamente com accadde in quell’occasione, alcuni manifestanti si sono aggrappati alle camionette, rischiando di essere sbalestrati e investiti. Per fortuna, niente pistole puntate. Se stavolta non c’è scappato il morto è stato solo per un caso e non, come invece ha sottolineato il ministro Maroni, per la gestione equilibrata dell’ordine pubblico. Ma questo è solo il mio parere personale, e basta guardare uno dei tanti video su youtube per farsi un’opinione. In più di un momento ho avuto il timore che la situazione precipitasse in un vortice di morte e distruzione. Eppure, una scena in particolare mi ha colpito più delle altre.

Mentre riprendevo fiato dopo l’ennesima pioggia di lacrimogeni, intabarrato nella mia sciarpa, un anziano signore si fa avanti e mi dice: “Alle manifestazioni ci si va a volto scoperto”. Mi tolgo subito la sciarpa dalla bocca e gli rispondo che me l’ero messa solo per non respirare i fumi dei lacrimogeni. Al che, egli, sempre più infervorato, continua: “Ve lo meritate. Vatti a leggere Pasolini; vatti a leggere cosa ha detto su voi manifestanti”. Capisco immediatamente a cosa si riferisce e faccio per rispondergli, perché Pasolini lo conosco e non sono affatto uno sprovveduto. Ho tutte le parole che mi servono per rispondergli, ma la mia lingua resta immobile; la voce non esce. Black out totale. Il signore si allontana di fretta e sparisce fra la folla di ragazzi, mentre, imbambvolato, resto immobile come uno scemo. Ancora adesso sono combattuto fra ciò che avrei voluto dire e il senso che quelle parole avrebbero avuto.

Nel 1968 Pier Paolo Pasolini scrisse un’infuocata lettera ai giovani del PCI dopo aver assistito agli scontri fra gli studenti e i poliziotti a Valle Giulia, Roma. Fu una vera battaglia, in cui i primi ebbero la meglio, sorprendendo i poliziotti mal organizzati. In quell’occasione, lo scrittore bolognese difese i poliziotti definendoli “proletari”, figli di povere famiglie, costretti a fare quel mestiere, perché soprattutto al Sud, ieri come oggi, le possibilità di lavoro sono pari a zero. Gli studenti, a suo parere, erano per lo più di estrazione borghese, al riparo nelle calde residenze romane dopo essersi scontrati con la polizia. Ecco alcuni passaggi di quella lettera:

Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano (…)

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent?anni, la vostra età, cari e care (…)

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Queste furono parole coraggiose espresse in un “caldo” periodo storico, in cui le ideologie e una chiara appartenenza politica contavano più di ogni altra cosa. Ma oggi è ancora così? I poliziotti difesi da Pasolini sono sempre gli stessi proletari di allora? E noi “studenti”, che protestiamo e ci scontriamo con le forze dell’ordine siamo ancora “figli di papà”? Ho riflettutto molto su queste domande e ancora non so cosa pensare. I tempi sono profondamente cambiati. Viviamo in un periodo in cui, che dispiaccia o no, le care vecchie ideologie non hanno più alcun valore (vi ricordate che fine fa il corvo nel film “Uccellacci e uccellini”?). Destra e sinistra si confondono in un’esecrabile gara di interessi personali; la lotta di classe è diventata odio nei confronti dei ricchi e del Capitalismo, un mostro senza corpo né identità, e le azioni di governo e le parti sociali sembrano essersi incattivite. Io non credo che TUTTI i ragazzi che reagiscono violentemente siano solo dei “teppisti”, come mi è capitato di sentire da alcune persone durante la manifestazione; così come sono certo che NON tutti i poliziotti siano biechi assassini. La mia opinione è che se la situazione resta quella che è, a breve ci ritroveremo tutti allo stesso livello, ovvero degli ex proletari senza cibo, senza diritti e senza lavoro. Se è vero che i soldi fanno girare il mondo, quando il pane a mancherà anche ai semplici poliziotti, ci sorprenderemo nel trovarceli al nostro fianco.

La polizia è comunque il bastone usato dal governo per colpire il popolo affamato. Era così ai tempi della Rivoluzione Francese, quando gli uomini si scontravano con le guardie a difesa del Re ed è così ancora oggi, anche se di Re non si tratta più. Stiamo parlando di un paese che si definisce “democratico” dove la polizia anziché fungere da mezzo di difesa dei nostri cari politici dovrebbe innanzitutto difendendere il popolo. Non voglio parlare delle violenze, spesso dei veri e propri abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, perché oramai sappiamo tutti come gira il mondo da questo punti di vista. Però ho come la sensazione che in Italia, ogni volta che il popolo scende in piazza a manifestare, vi sia, da parte del governo, la paura di un possibile ritorno della sinistra più estrema: un vero incubo da cui difendersi. Ma quale sinistra? Quali estremisti? Qui abbiamo a che fare con gente comune che non ha più la forza di tollerare un sistema politico-economico totalmente distante dalle nuove esigenze del popolo. Fra crisi create a tavolino e disoccupazione, per molti italiani il futuro è più nero del petrolio per il quale vengono scatenate inutili e costosissime guerre.

La rabbia del 15 Ottobre non ha la stessa faccia dei manifestanti giunti a Roma pacificamente; è bene distinguere chi partecipa ai cortei. Ma è pur sempre una rabbia che fa riflettere. In Italia esiste un profondo nichilismo e un fin troppo radicato disagio che riguarda ampie porzioni di società a cui mancano basi educative, economiche e sociali, necessarie per evitare il conseguente allontanamento dalla politica, specialmente da parte di molti giovani per cui è più facile distruggere che costruire. Chi ci crede più alle solite favole dei politici? Sarebbe auspicabile uno Stato in cui esista e permanga un benessere che non porti né all’impoverimento culturale né alle divisioni della società. Non ci sarebbero più fratture tra coloro che vanno in piazza a protestare: sarebbero tutti senz’altro uniti non da bandiere o ideologie, ma da una naturale esigenza di cambiamento. Il cuore del problema non è la polizia, ma una politica schifosa e corrotta.

Dunque, non so cosa avrebbe detto Pasolini se avesse visto quello che è accaduto giorni fa, né so giudicare le sue parole dopo quello che ho visto con i miei occhi. Le sue parole incisero profondamente la cultura e la storia italiana di allora; adesso sono diventate al contempo un punto di riferimento e una scomoda eredità culturale. A volte le seguiamo con rispetto, a volte ce ne allontaniamo. Quelle di Pasolini sono parole così controverse da indurci a riflettere sul nostro passato, senza mai però dimenticare la situazione attuale. Purtroppo io non so molto. So solo che dopo il G8 è peggiorato tutto. La cattiveria dei poliziotti, la durezza delle scelte del governo e anche il nostro modo di protestare, a metà fra dubbi, rabbia e paure. Per quanto io sia molto perplesso nei confronti dell’umanità, ritrovare fiducia gli uni negli altri, senza farci dividere da nessuno, resta a mio parere uno degli obiettivi più importanti. Altrimenti, faremmo prima a lasciar perdere e a permettere che tutto cambi affinché tutto resti com’è.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Riflessioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...