Siamo cinesi e non lo sappiamo, o non ci accorgiamo di cosa sta succedendo?

“Non mi ricordo il nome di quell’attore che ha fatto il cattivo in…dai, come diavolo si chiama quel film? Cazzo, non mi viene. Vado su Wikipedia. Allora…digito il sito…ecco…ma no. Ma come?! Wikipedia è bloccato, com’è possibile?”

Non è un dialogo inventato; se da oggi digitate l’idirizzo di wikipedia, o cliccate sul realtivo link dai vostri Preferiti, la pagina che viene fuori è questa: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Niente informazioni, niente date, niente nomi di tal dei tali o titoli di film. La pagina parla chiaro e per giunta a grandi lettere. Wikipedia è in sciopero. La famosa enciclopedia virtuale battuta da centinaia di migliaia di internauti si mette il bavaglio per 24 ore e forse anche più, come rende noto il portavoce di Wikipedia italia, Maurizio Codogno. Beh, ma perché? Non è normale che un sito del genere decida di chiudere. Innanzitutto non ha chiuso, è solo bloccato temporaneamente, ma se andate sul Wikipedia americano, francese, canadese o di qualsiasi altra parte del mondo, la piattaforma d’informazione web funziona ancora. Ok, non è un problema tecnico, quindi il cerchio si ristringe, e più precisamente attorno all’Italia.

Il motivo di questa protesta è semplice. Riguarda il famoso ddl intercettazioni in discussione in queste ore al Parlamento. Questo decreto legge, per mezzo del comma 29, obbliga tutti i siti web (blog compresi) a pubblicare entro 48 ore dalla richiesta una rettifica su ogni contenuto che la persona coinvolta reputi offensivo nei propri confronti. Fin dalla sua nascita Wikipedia si è presentata al mondo come fonte di sapere e conoscenza neutrale, gratuita e, soprattutto, libera da ogni forma di potere forte. Un’immensa enciclopedia virtuale multilingua a portata di tutti e da tutti ogni volta ampliata.

Evidentemente Wiki italia scorge in questo ddl un ostacolo a quelli che possono definirsi i “pilastri” su cui si fonda il sito, ovvero neutralità  e verificabilità dei suoi contenuti. “Purtroppo” – prosegue il comunicato – “la valutazione della lesività di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi (…) chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto – indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive – di chiedere l’introduzione di una ‘rettifica’, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti”. Ovvero: se tu blogger scrivi una determinata cosa, magari ritenuta pure attendibile, riguardante una certa persona, questa può decidere di togliere il testo che lo riguarda e sostituirlo con la propria versione dei fatti, diventando così arbitro di se stesso. Perciò dove sta la verità?

Va da sé che è più che comprensibile protestare per una risoluzione che richiede a Wikipedia di pubblicare, assieme ai contenuti, anche le relative smentite, senza poter verificare la veridicità di quest’ultime. Verrebbe meno quella base di libertà che dovrebbe riguardare il mondo dell’informazione in generale. Ciò è molto importante e riguarda ognuno di noi. Voglio dire, si sta parlando di libertà di espressione, non di festini fra prosperose escort e vecchi rincoglioniti.

Wikipedia rischia di non essere più un enciclopiedia libera, ma una banale lista di semplici affermazioni di singole persone. O peggio ancora, potrebbe succedere che gli utenti, in tali condizioni, per non avere problemi di alcun tipo, smettano di scrivere circa personaggi o accadimenti. La curiosità sui fatti verrebbe meno, e un popolo indifferente è un popolo più facile da addomesticare. Questo a mio avviso è un rischio troppo grosso per un paese che ancora confonde libertà di stampa con libertà d’opinione, tanto per fare un esempio, o che richiede un possibile arresto per un qualsiasi giornalista “che pubblica ciò che non può pubblicare” (vedi: http://www.repubblica.it/politica/2011/10/05/news/paniz_carcere-22728880/?ref=HREA-1)

Si, perché il problema si può estendere anche al mondo del giornalismo che come Wikipedia, punta a informare il paese (almeno sulla carta) nel modo più libero e democratico possibile. Le intercettazioni possono essere utili per risolvere particolari casi giudiziari che vedono coinvolti anche personaggi di spicco come politici o industriali. Certo, personalmente, sono a favore di un giornalismo più impegnato nelle inchieste e meno interessato a pubblicare ferocemente a tutta pagina le discussioni private degli imputati, perché credo che questo non basti a far capire al pubblico dove risieda la verità. Forse il giornalista di oggi dovrebbe puntare più a far riflettere il lettore circa le vicende giudiziarie, a spronarlo a farsi una personale opinione sulla situazione politica e economica, ormai sempre più in crisi. C’è troppa confusione, e, a mio parere, gli italiani sono sempre più confusi. O meglio, non sanno più a chi credere. Quindi, ben vengano le pubblicazioni delle intercettazioni, ma solo il giornalismo “fatto bene”, libero, il più possibile neutrale può essere un’efficace bussola per la gente comune.

Solo qualche ora fa il decreto è stato approvato. La commissione Giustizia della Camera si è detto favorevole all’emendamento che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, fino all’udienza filtro. Per quanto riguarda i blog, questi avranno l’obbligo, se testate online registrate, di rettificare entro le famose 48 ore. Il classico compromesso all’italiana.

Non so perché, ma i possibili effetti di questo decreto un pò mi ricordano la censura della Cina nei confronti di Google o di tutti coloro che si scontrano col regime solo perché riportano le magagne che tutto il popolo dovrebbe sapere. Forse esagero, ma che dire? A volte si ha la sensazione che stia per avvenire un lento ma inarrestabile black out dell’informazione. Faremmo bene a reagire prima di ritrovarsi senza la libertà di esprimere quello che pensiamo. La libertà, sempre ammesso che esista non solo come concetto, è un morbido cuscino conquistato con fatica quando ancora non avevamo neanche il letto e la coperta. Esso è comodo per tanti e scomodo per molti. Occhio a non farcelo strappare via mentre dormiamo, senza che ce ne accorgiamo. In questo paese siamo diventati tutti cinesi o solo dei dormiglioni che non si accorgono più di nulla?

Non so voi, ma io col cuscino ci dormo proprio bene…

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