KAAPITAL

Sei minuti della vostra attenzione, prego.

Quello che state per vedere è “Kaapital” un interessantissimo video girato da STUDIO SMACK – ecco un link fra i tanti http://vimeo.com/studiosmack

Vale la pena di soffermarsi un attimo. E’ un semplice video d’animazione che ci consente di riflettere sul costante bombardamento pubblicitario (e aggiungerei, mediatico) a cui siamo sottoposti ogni giorno. La nostra è una società costruita su un robusto sistema consumistico; non passa giorno in cui una pubblicità non ci tormenti ossessivamente con slogan ripetitivi e colori accesissimi. Per questo sembra un sistema inestrirpabile, perché molto ben radicato nella vita quotidiana. Nel video qui pubblicato tutto è scuro, asettico, assolutamente spersonalizzato. L’uomo non esiste: la sua presenza ci è data solo da voci e rumori di fondo. Lo spettatore vede le cose attraverso gli occhi di un personaggio a zonzo per le strade di una città dove le uniche cose visibli sono i numerosissimi loghi di centri commerciali, marche di vestiti, di bibite e cibo; di negozi, di banche, di multinazionali. Insomma, tutto è omologato, ogni cosa riproducibile; la città del video potrebbe essere qualsiasi metropoli occidentale.

Di fronte a queste testimonianze artistiche però non dobbiamo rattristarci e commentare in modo sterile ciò che vediamo. Proviamo a riflettere sulla questione, a capire cosa è che cambiato rispetto al passato. Come possiamo muoverci per le nostre città e non vedere neanche chi ci sta attorno? Pensare con la propria testa, dunque, e riaprire gli occhi sul mondo, questo è importante. E’ vero, questo di certo non si cambia, ma anziché vivere passivamente, incapaci di conoscere anche i nostri limiti, potremmo fare un piccolo passo e cominciare a guardarci intorno, stabilendo cause e chissà, magari ipotizzando soluzioni. Penso alle migliaia di persone che si aggirano per i grandi centri commerciali, vagando da un settore all’altro come animali chiusi in una gigantesca mangiatoia. Quando in luoghi simili vedo qualcuno che parla o che fa gruppo scherzando e ridacchiando con gli amici, non mi sembra vero. Quasi mi commuovo…

E’ tutto assurdo: diventa sempre più strano ciò che dovrebbe non esserlo.

 

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