“Perfect Darkness” Fink 2011

Siete mai riusciti a lasciarvi trasportare dal mood di una qualsiasi canzone? Anche se la domanda potrà sembrare banale o, peggio ancora, retorica, sappiate che il nuovo disco di Fink, il terzo per l’esattezza, intitolato “Perfect Darkness” (Ninja Tune), vi affascinerà al punto da permettervi un ascolto attento e al contempo rilassato. Fink, alias Fin Greenhall, in Italia è pressoché sconosciuto; ed è un vero peccato. Perché non solo possiede un impareggiabile impatto scenico (cercate qualche video live su Youtube e vedrete), ma ha anche alle spalle importanti collaborazioni; i remix di alcune pezzi di Nina Simone e di Ryuchi Sakamoto, tanto per citarne due. Ha inoltre aperto i concerti di artisti del calibro di Zero 7 e dei Massive Attack. Niente male per un cantautore che fino a qualche anno fa si presentava nei club di Bristol e dintorni come Dj. “Perfect Darkness” è un disco scorrevolissimo, dall’innovativo gusto folk, a tratti classico, ma mai scontato. Forte di una voce dannatamente avvolgente, sostenuta da raffinati e ipnotici arpeggi di chitarra, come i crescendo di “Honesty”, Fink mostra dimostra  cuore, talento e un invidiabile gusto creativo. “Wheels” è forse una delle più belle canzoni dell’album. La timbrica vocale paurosamente simile a quella di Jeff Buckley, in particolare nelle note più basse, lascia a bocca aperta, e si snoda nota dopo nota accompagnata da piacevoli variazioni blues che contribuiscono ad arricchire il brano, lasciando l’ascoltatore in attesa di un’improvvisa apertura che, però, non giungerà mai. Il bello di queste canzoni sta proprio nell’evitare ciò che ci si aspetta. Nulla è lasciato al caso; niente è prevedibile. Le canzoni dell’opera sono dieci tappe di un profondo viaggio interiore che procede a spirale, il cui centro, per quanto sembri avvicinarsi, si allontana progressivamente, diventando sempre più irraggiungibile. Le contaminazioni ritmiche e sonore sono tante, frutto di un’evidente maturazione artistica e compositiva. Le liriche, ricercate e genuine, evocano immagini senza tempo: Perfect memories fall down like ashes. From the fire we made love and everything we gotta say, we save it. Emerge, dunque, una convincente voglia di sperimentare, mista a una straordinaria capacità di emozionare, e di infondere quel calore di cui avremo bisogno fra qualche mese per riscaldarci dal gelido inverno che ci aspetta. Ottimo lavoro dunque per il cantautore di Bristol, che dai ritmi elettronici forsennati, giunge alle placide acque di un soft rock acustico intriso di piacevole malinconia.

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