I poveri Cristi secondo Brunori S.a.s

Vi sareste mai aspettati che il secondo disco di Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, sarebbe iniziato con un padre di famiglia che sperpera nel gioco il proprio stipendio e decide di farla finita? “Vol. due Poveri Cristi” si presenta cin “Il giovane Mario”, una canzone struggente, che va al cuore dell’ascoltatore, portando a galla uno dei tanti fatti di cronaca con cui ormai siamo abituati a convivere. Il ricordo si dirige verso “Tutti morimmo a stento” di Fabrizio De Andrè – solo un’associazione d’idee, non certo un paragone – che iniziava con “La ballata dei suicidi”. Un inizio caustico, ma che fa sempre bene ascoltare. Mentre il disco di Brunori scorre senza intoppi, si ha la sensazione di conoscere un nuovo “autore”, affatto sprovveduto. Pezzi come “Rosa”, “Una domenica notte” sono racconti di vita quotidiana: il lavoro, gli amici, l’amore. C’è perfino una canzone, “Il suo sorriso”, in cui si descrive il tradimento che, come il più triste dei copioni, coinvolge la ragazza e il miglior amico, qui interpretato da un sardonico Dente. Non più concentrato su stesso e sui nostalgici amori di “Vol. Uno”, vincitore del Premio Ciampi come miglior esordio 2009, il musicista si concentra sulle difficoltà del paese, senza dare giudizi spietati o inneggiare alla violenza. Descrive solo ciò che accade e che tutti noi vediamo ogni giorno in tv. Con la sua voce roca, gaetaniana (ascoltatevi “La mosca”. Cosa vi ricorda?), Brunori passa in rassegna divertenti e malinconiche storie di “poveri cristi”, in balia di un ostacolo più grande di loro. Alcuni affogano, altri restano a galla perché troppo impegnati a non morire per affogare: personaggi contraddittori, eppure credibili. “Animal colletti” è il triste sfogo di chi non ha casa né un lavoro né un cane: il triste quadro dei nostri tempi tra precariato e voglia di reagire. Dall’esordio, dunque, un cambiato c’è stato. Brunori mescola, in un cocktail viscerale, la crudeltà, la rabbia, la gioia per la vita e le difficoltà che quotidianamente inchiodano al muro. Ci voleva proprio un artista che conferisse di nuovo centralità alle parole, non solo alla melodia. Parole che abbiano senso e carica sociale. Tutti noi vorremmo urlare la genealogia dei nostri problemi, la precarietà della propria esistenza. Seguendo i “Poveri cristi” di Brunori Sas, possiamo sentirci meno soli e ancora vivi.

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