Vorrei fare una premessa. Gli haiku sono una forma poetica giapponese antica e dall’alto valore spirituale. Uno dei più grandi scrittori di haiku fu Matsuo Basho, monaco di un monastero zen. Dal soggetto prevalentemente naturalistico, dietro ogni immagine (costruita nella forma di tre versi di 5, 7 e di nuovo 5 sillabe) si nasconde un significato assai profondo. Tolta la sua genesi storica e le relative forme spurie, trovo nell’haiku un che di impressionista (pittoricamente parlando) e di decadente. Il saper andare oltre il dato oggettivo, verso la vera essenza delle cose, e al contempo raggelare una porzione di realtà caricandola di significato, rientra a pieno nella filosofia haiku. La cosa interessante è che essendo un campo poco battuto, si ha la possibilità di “sovvertirne” le regole, creando degli haiku anti accademici; come fece Jack Kerouac con i suoi Haiku Pop, ovvero haiku di due, tre o quattro versi composti di svariate sillabe. Non è questa la sede per un approfondimento del genere, seppur interessante. Vi invito solo alla lettura di alcuni miei haiku che ho cominciato a scrivere qualche anno fa per poi smettere improvvisamente. Non so perché. Forse mi ero stufato
Buona lettura.
HAIKU!
Seduto scrivo
- l’arrivo dell’autunno
mi ha sorpreso
Le grandi ombre
dall’alto sorvolano
chiome d’alberi
Dove riposa
sotto calde coperte
il cielo illuminato
I bambini distesi
sui loro giacigli
- fuori la bufera imperversa
L’odore di un platano
ridesta l’inverno
sotto la pioggia
Tramonto indiano
-Deva illuminano
il paradiso
Fredda brezza invernale
fa capolino
dietro la tenda

Ciglio che sbatte,
un bagliore notturno,
nero perenne
Non sapevo tu ti dillettassi in tal materia